La cucina cruda è diventata una delle tendenze più solide della gastronomia estiva. Il poke hawaiano — ormai onnipresente tra delivery, ristoranti e banconi del supermercato — è solo la punta dell’iceberg: ceviche peruviani, tartare di tonno e salmone, carpacci di pesce, crudi di mare, tataki giapponesi. Sono piatti che d’estate hanno un fascino irresistibile: freschi, leggeri, spesso coloratissimi, e con una complessità di sapori — tra acido, salato, dolce, umami e piccante — che pone sfide di abbinamento affascinanti.
Il vino giusto può elevare un poke da pranzo veloce a esperienza gastronomica. Quello sbagliato lo schiaccia o lo ignora. Vediamo come orientarsi.
Il poke è un piatto componibile, il che significa che non esiste un abbinamento universale — dipende da cosa c’è nella bowl. La variabile più importante non è il pesce (quasi sempre tonno o salmone) ma la salsa e i toppings.
Poke con salsa di soia e sesamo (la versione più classica): la soia aggiunge umami e salinità, il sesamo una nota tostata. Serve un vino con buona acidità e un profilo aromatico pulito, che non competa con l’umami. Il Famoso Rubicone IGT di Poderi dal Nespoli è perfetto: il suo profilo floreale e la sapidità si intrecciano con la soia senza sovrastarla, e la freschezza taglia la grassezza del pesce.
Poke con maionese spicy o salsa teriyaki (le versioni più cremose e dolci): la componente grassa e dolce chiede un vino con bollicine — la CO₂ pulisce il palato dalla cremosità — o un bianco con buona struttura. Il Cucunci Chardonnay Frizzante di Barone Montalto funziona benissimo: le bollicine tagliano la maionese, e la sapidità del vino bilancia la dolcezza della teriyaki.
Poke con mango e avocado (le versioni tropicali): la dolcezza del mango e la cremosità dell’avocado chiedono un bianco aromatico. Il Moscato d’Asti DOCG Casarito può sembrare una scelta audace, ma la leggera dolcezza e le note di agrumi e pesca tropicale del Moscato echeggiano il mango in modo sorprendente. Servitelo molto freddo e in piccole quantità: è un abbinamento da dessert-pranzo estivo.



Il ceviche — pesce crudo marinato nel lime con cipolla rossa, peperoncino e coriandolo — è un piatto dominato dall’acidità dell’agrume. L’errore più comune è abbinarlo con un vino troppo acido, che amplifica la sensazione al punto da diventare sgradevole. Serve un vino che bilanci l’acidità del lime con una certa morbidezza.
Il Romagna DOCG Albana Secco Campodora è una scelta sorprendente per il ceviche: l’Albana ha una struttura generosa, quasi grassa, che ammorbidisce l’acidità del lime senza perdere freschezza. La sapidità del vino dialoga con la salinità del pesce, e le note di frutta bianca fanno da ponte aromatico con il coriandolo.
Per i ceviche più piccanti — con aji amarillo o habanero — un rosato con corpo regge meglio il peperoncino di un bianco sottile. Il Sei Anime Acqui DOCG Ricossa ha la struttura e la mineralità per sostenere il piccante senza cedere.
La tartare di tonno — tagliata al coltello, condita con olio, sesamo, zenzero e magari un goccio di soia — è uno dei piatti crudi più eleganti e più semplici da abbinare. Il tonno ha una grassezza e un sapore “carneo” che lo avvicina ai rossi leggeri e ai rosati strutturati.
Il Sei Anime qui è nel suo elemento: la mineralità e le erbe balsamiche del Brachetto vinificato in secco si intrecciano con il sesamo e lo zenzero, creando un abbinamento di rara armonia. In alternativa, il Cerasuolo d’Abruzzo DOC Chronicon di Cantina Zaccagnini — con la sua struttura e le note di ciliegia e frutta rossa — sostiene il tonno con autorevolezza.



Il carpaccio di branzino, di orata o di gamberi è il piatto crudo più delicato — fettine sottilissime, condite con poco più che olio, limone e un filo di sale. Qui il vino deve farsi da parte: niente di troppo aromatico, niente di troppo strutturato. Serve purezza.
Il Chronicon Pecorino d’Abruzzo DOC è ideale: snello, agile, con una freschezza e una sapidità che esaltano la delicatezza del pesce senza aggiungere nulla di superfluo. Le note di fiori bianchi e frutta croccante sono un contorno aromatico perfetto.
Per chi vuole restare sulle bollicine, il Novebolle Romagna DOC Spumante Brut Nature di Poderi dal Nespoli — dosaggio zero, mineralità pura — è il compagno più elegante: le bollicine esaltano la sapidità del carpaccio, e l’assenza di zucchero residuo lascia il palato pulito e pronto per il boccone successivo.


L’abbinamento con la cucina cruda segue un principio semplice: il vino non deve mai essere più forte del piatto. Con il cotto si può osare — un brasato regge un Barolo — ma con il crudo ogni eccesso nel calice diventa un’invasione. Meglio un vino che sussurra che uno che grida.
L’estate è la stagione perfetta per esplorare questi abbinamenti: con un piatto di poke o una tartare al fresco, un calice ben scelto, e la libertà di sperimentare senza le regole rigide della tavola formale.
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