Dalla prima bollicina all’ultimo brindisi, una guida ragionata per il pasto più lungo e importante dell’anno
Il cenone di San Silvestro è il pasto più ambizioso dell’anno. Dura ore, attraversa territori gastronomici diversissimi — dal crudo di mare alla pasta ripiena, dal cotechino al panettone — e si chiude con il brindisi che segna il passaggio al nuovo anno. È anche il pasto in cui il vino gioca il ruolo più importante: non un semplice accompagnamento, ma il filo conduttore che lega le portate, scandisce il ritmo della serata e costruisce l’atmosfera.
Il segreto di un cenone enologicamente riuscito non è avere i vini più costosi, ma avere i vini giusti al momento giusto. Vediamo come.
Gli ospiti arrivano, si scambiano auguri, si siedono. Il primo calice è quello che definisce il registro della serata — e deve essere festoso, fresco, immediato. Niente di troppo impegnativo: l’aperitivo è un preludio, non il primo atto dell’opera.
Il Prosecco DOC Extra Dry Botter è la scelta più versatile e sicura: le bollicine vivaci creano subito un’atmosfera di festa, il profilo fresco e floreale non affatica il palato, e la leggerezza del vino lascia spazio per tutto quello che verrà dopo. Servitelo a 6-8°C con qualche stuzzichino leggero — olive, grissini, chips di parmigiano — e lasciate che la conversazione faccia il resto.
Se volete aprire la serata con un tocco di classe in più, l’Alta Langa DOCG Brut Cuvage è un Metodo Classico che regge magnificamente anche con antipasti più strutturati — un’insalata tiepida di astice, delle capesante gratinate — e che per complessità e persistenza può accompagnare tranquillamente anche il primo piatto.


Il cenone italiano parte quasi sempre dal mare: crudo di pesce, carpaccio di tonno, insalata di polpo, tartare di gamberi. Sono piatti delicati, sapidi, che richiedono vini freschi e minerali capaci di esaltare senza coprire.
Se avete iniziato con il Prosecco, potete continuare: le bollicine puliscono il palato tra un boccone e l’altro, e l’acidità esalta la sapidità marina. Ma se volete cambiare registro, un bianco fermo con buona mineralità è la scelta più elegante: il Chronicon Pecorino d’Abruzzo DOC Zaccagnini ha la freschezza tagliente, la sapidità e la struttura per reggere il crudo di pesce più raffinato — e le sue note di fiori bianchi e frutta croccante ne fanno un compagno discreto ma presente.
Per chi ama i bianchi del Sud, il Lapilli Falanghina Beneventano IGT porta a tavola la vivacità campana: agrumi, ananas, fiori bianchi, con un’acidità vivace e una bevibilità che lo rendono perfetto per gli antipasti di mare.


Qui il cenone si biforca lungo le linee della tradizione familiare. Se il primo è di pesce — spaghetti alle vongole, linguine all’astice, risotto ai frutti di mare — restate sui bianchi o sulle bollicine. L’Alta Langa DOCG, se l’avete aperta per l’aperitivo, continua a funzionare magnificamente.
Se invece la tradizione impone tortellini in brodo, lasagna, cannelloni o pasta al forno, è il momento di passare al rosso. Ma con cautela: un rosso troppo potente dopo una serie di piatti di pesce creerebbe uno stacco troppo brusco. Servono rossi di media struttura, fruttati e morbidi.
Il Romagna DOC Sangiovese Predappio Biosimbiotico Gualdo di Poderi dal Nespoli è il ponte perfetto tra il pesce e la carne: abbastanza strutturato per i tortellini in brodo di cappone, abbastanza morbido e fruttato per non appesantire dopo le portate di mare. E se qualcuno al tavolo vuole restare sul bianco anche con la lasagna, non giudicatelo: il vino è piacere, non dogma.
Il cotechino (o lo zampone) con le lenticchie è il piatto augurale per eccellenza — grasso, sapido, terroso. Richiede un vino con buona acidità che tagli la ricchezza del piatto. La Barbera d’Asti DOCG Ricossa è una scelta quasi obbligata: l’acidità vivace della Barbera è fatta apposta per piatti grassi e saporiti, e le sue note di ciliegia e spezie dialogano con la dolcezza delle lenticchie.
Se il secondo è un arrosto di carne — vitello, manzo, agnello — si può salire di struttura. Il Valpolicella DOC Ripasso ZìRonda aggiunge complessità e rotondità: il ripasso sulle vinacce dell’Amarone gli conferisce una morbidezza avvolgente e note di caffè tostato e spezie che si sposano magnificamente con la carne al forno.


Il finale del cenone è il momento più dolce — letteralmente. Panettone, pandoro, torta della notte, frutta secca, cioccolatini: una cascata di zuccheri che richiede un vino capace di accompagnare senza competere.
Il Moscato d’Asti DOCG Casarito è forse il miglior abbinamento che esista con il panettone: la sua dolcezza misurata, l’aromaticità di agrumi e fiori d’arancio, la leggera effervescenza che alleggerisce il sorso. È un classico piemontese che non stanca mai e che mette d’accordo tutti al tavolo.
Per chi preferisce un finale più ricercato, il Brachetto d’Acqui DOCG Valle delle Rose porta al tavolo un rosso dolce leggermente frizzante, con profumi di rosa e frutti rossi che si intrecciano con il cioccolato del pandoro e con i canditi del panettone.


A mezzanotte si brinda. È un gesto rituale, universale, carico di significato. Il vino del brindisi deve essere speciale — non necessariamente il più costoso della serata, ma quello che si ricorderà.
Se avete conservato l’Alta Langa DOCG Cuvage, questo è il suo momento. Altrimenti, anche un Asolo Prosecco Superiore DOCG Brilla! stappato con il giusto entusiasmo farà il suo dovere. L’importante è che le bottiglie siano pronte — fredde, in secchiello — e che non dobbiate correre in cucina a cercarle mentre il conto alla rovescia è già partito.


Per un cenone da 8 persone che dura dalle 20 all’una di notte: 3 bottiglie di bollicine (aperitivo + brindisi), 2 di bianco (antipasti + eventuale primo di pesce), 2-3 di rosso (primi di carne + secondo), 1 di Moscato o Brachetto (dolce). Totale: 8-9 bottiglie. Sembra tanto, ma distribuite su 5 ore di cena la media è meno di un calice a testa per portata.
Ordinate con qualche giorno di anticipo, le consegne pre-natalizie possono richiedere tempi più lunghi — e il 31 dicembre l’unica cosa a cui dovrete pensare sarà godervi la serata.
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