Se sfogliate un libro di storia del vino italiano, troverete quasi esclusivamente nomi maschili. Enologi, proprietari terrieri, commercianti: per secoli il vino è stato un affare tra uomini, con le donne relegate al massimo al ruolo di comprimarie — la moglie che gestiva l’ospitalità, la figlia che ereditava per necessità. Ma se guardate il panorama attuale, la realtà racconta una storia radicalmente diversa. Le donne oggi sono enologhe, proprietarie, direttrici di cantina, sommelier, comunicatrici, ricercatrici. Stanno ridefinendo non solo chi fa il vino, ma come lo si fa, come lo si racconta e come lo si vive.
Questa non è una celebrazione retorica per l’8 marzo. È un dato di fatto che ha conseguenze concrete nel calice.
In Italia, le donne rappresentano oggi circa il 30% dei titolari di aziende vinicole, con una crescita costante che negli ultimi dieci anni ha accelerato significativamente. L’associazione “Le Donne del Vino”, fondata nel 1988, conta oltre 1.100 socie tra produttrici, sommelier, giornaliste e ristoratrici, e rappresenta una delle più grandi reti professionali femminili del settore agroalimentare europeo.
Ma i numeri dicono solo una parte della storia. Quello che le donne hanno portato nel mondo del vino è un cambio di prospettiva: maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale, alla comunicazione trasparente, all’accoglienza in cantina, al rapporto diretto con il consumatore. Non è un caso che molte delle cantine più innovative in Italia sulla sostenibilità, sull’enoturismo e sul digitale siano guidate o co-guidate da donne.
Sfatiamo subito il mito più persistente: non esistono “vini da donna” e “vini da uomo“. L’idea che le donne preferiscano solo bollicine e rosati dolci — e che i rossi potenti siano roba da uomini — è un residuo culturale che non ha alcun fondamento nei dati di consumo. Le ricerche più recenti mostrano che le consumatrici italiane si orientano con decisione verso vini di qualità, sono più curiose nell’esplorare vitigni e territori diversi, e stanno trainando alcuni dei trend più significativi del mercato: i vini biologici, i dealcolati, i vitigni autoctoni, i formati alternativi.
Detto questo, è vero che alcuni stili di vino stanno vivendo una crescita di popolarità particolarmente forte tra il pubblico femminile. I rosati strutturati — come il Ricossa Sei Anime Acqui DOCG, un Brachetto vinificato in rosato con un profilo croccante, minerale e per nulla dolce — rappresentano una nuova generazione di vini che piacciono trasversalmente ma che trovano nel pubblico femminile un’audience particolarmente ricettiva. Lo stesso vale per i bianchi di carattere: Campodora Romagna DOCG Albana Secco di Poderi dal Nespoli — un vitigno autoctono romagnolo dal profilo intenso, strutturato e sapido — è il tipo di vino che conquista chi cerca qualcosa di diverso dal solito Pinot Grigio.


La Festa della Donna può essere un aperitivo tra amiche, una cena elegante, un brunch della domenica o semplicemente un calice sul divano alla fine di una giornata lunga. Ecco qualche idea che vada oltre le scelte più comuni.
Per un aperitivo vivace e informale: il Cucunci Chardonnay Vino Frizzante di Barone Montalto è una scoperta. Questo frizzante siciliano ha bollicine vivaci, sentori di fiori bianchi e agrumi, e una sapidità dissetante che lo rende perfetto con stuzzichini, olive, formaggi freschi. Un’alternativa è il Brilla! Mimosa, un cocktail aromatizzato a base di spumante e succo d’arancia siciliana: zero sbattimenti, colore dorato, gusto fresco e rotondo, pronto da versare direttamente dalla bottiglia.
Per una cena tra amiche che merita un vino serio: puntate su un bianco con personalità. Il Greco di Tufo DOCG Lapilli è un grande bianco campano con una mineralità vulcanica e una complessità che raramente si trova in questa fascia di prezzo — note di albicocca, mandorla, salvia, con una freschezza che regge i piatti più strutturati. Se il menu prevede pesce alla griglia o crostacei, il Chronicon Pecorino d’Abruzzo DOC offre snellezza, sapidità e un profilo aromatico di fiori bianchi e frutta croccante che si sposa magnificamente con il mare.
Per chi vuole festeggiare con un rosso: non tutte le cene dell’8 marzo sono a base di pesce e insalate. Se il menu parla di pasta al ragù, arrosti o formaggi stagionati, il Romagna DOC Sangiovese Appassimento di Tenuta Santodeno è una scelta originale: un Sangiovese romagnolo prodotto con la tecnica dell’appassimento — uno dei primi in Emilia-Romagna — che aggiunge concentrazione e morbidezza al carattere fruttato e vivace del vitigno.
Per il brindisi finale: le bollicine sono sempre benvenute. Il Metodo Classico Blanc de Blancs Piemonte DOC Cuvage è una scelta elegante che va oltre il solito brindisi: un Metodo Classico piemontese con note di crosta di pane, nocciola e agrumi, strutturato abbastanza da chiudere una cena senza sembrare un fuori-contesto.






C’è un aspetto del rapporto tra donne e vino che va oltre i numeri di mercato e le scelte di consumo. Il vino, storicamente, è stato un mondo in cui le donne dovevano chiedere permesso — per entrare in cantina, per sedere al tavolo delle degustazioni professionali, per esprimere un giudizio. Oggi quello spazio è sempre più aperto, e le donne non lo stanno solo occupando: lo stanno trasformando.
L’8 marzo è un’occasione simbolica, ma il contributo delle donne al mondo del vino merita di essere riconosciuto ogni giorno — nella scelta di visitare una cantina guidata da una donna, nel rispetto di chi versa il vino dietro al bancone, nella curiosità di esplorare territori e vitigni che le produttrici stanno riportando alla luce dopo secoli di oblio.
La prossima volta che stappate una bottiglia, pensate anche a tutte le mani — molte delle quali femminili — che hanno lavorato dalla vigna al calice. E se non sapete cosa scegliere, lasciatevi guidare dalla curiosità: è quello che le donne del vino fanno ogni giorno.
Come le donne hanno trasformato il panorama vinicolo italiano, e i vini giusti per festeggiare l'8 marzo con sostanza Se sfogliate un libro di storia del vino italiano, troverete quasi esclusivamente nomi maschili. Enologi, proprietari terrieri, commercianti: per secoli il…
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